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(Gustavo Adolfo Becquer) |
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Felicità raggiunta
si cammina per te sul fil di lama. Agli occhi sei barlume che vacilla, al piede, teso ghiaccio che s'incrina; e dunque non ti tocchi chi più t'ama. Se giungi sulle anime invase Ma nulla paga il pianto del
bambino |
| FAUST
Ah tutto è simbolo e analogia!
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INFANZIA Si dovrebbe riflettere a lungo per parlare di certe cose che così si persero, quei lunghi pomeriggi dell'infanzia che mai tornarono uguali - e perché? Dura il ricordo -: forse in una pioggia, ma non sappiamo ritrovarne il senso; mai fu la nostra vita così piena di incontri, di arrivederci, di transiti come quando ci accadeva soltanto ciò che accade a una cosa o a un animale: vivevamo la loro come una sorte umana ed eravamo fino all'orlo colmi di figure. Eravamo come pastori immersi in tanta solitudine e immense distanze, e da lontano ci chiamavano e sfioravano, e lentamente fummo - un lungo, nuovo filo- immessi in quella catena di immagini in cui duriamo e ora durare ci confonde. (Rainer Maria Rilke) |
| io
ricordo l'infanzia come un cadavere di bambino sulla riva, ormai è tardi e ho paura che le parole non servano a salvare il passato nonostante si affannino a nuotare a grandi bracciate verso altre sponde dove il vento non rovesci gli ombrelloni variopinti. (Blas De Otero) |
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| QUESTA FELICITA' Questa felicità promessa o data m'è dolore, dolore senza causa o la causa se esiste è questo brivido che sommuove il molteplice nell'unico come il liquido scosso nella sfera di vetro che interpreta il fachiro. Eppure dico: salva anche per oggi. Torno torno le fanno guerra cose e immagini su cui cala o si leva o la notte o la neve uniforme del ricordo. (Mario Luzi) |
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L'INSONNIA DI UNA NOTTE D'ESTATE Mi sono messo a giacere sotto le stelle, una di quelle notti che fanno dell'insonnia tetra un religioso piacere. Il mio guanciale è una pietra. Siede, a due passi, un cane. Siede immobile e guarda sempre un punto, lontano. Sembra quasi che pensi, che sia degno di un rito, che nel suo corpo passino i silenzi dell'infinito. Di sotto un cielo così turchino, di una notte così stellata, Giacobbe sognò la scalata d'angeli di tra il cielo e il suo guanciale, ch'era una pietra. In stelle innumerevoli il fanciullo contava la progenie sua a venire; in quel paese ove fuggiva l'ire del più forte Esaù, un impero incrollabile nel fiore della ricchezza per i figli suoi; e l'incubo del sogno era il Signore che lottava con lui. (Umberto Saba) |
I GIUSTI
Un uomo che coltiva il suo giardino,
come voleva Voltaire. |
| LA PARTENZA E i loro volti erano pallidi Spezzati i loro singhiozzi. Come la neve dai petali puri O le tue mani sui miei baci Cadevano le foglie autunnali. (Guillaume Apollinaire)
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LA PIOGGIA
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TRA I RAMI |